Veneto, Georgia e Armenia nello sviluppo della Tetide e della Paratetide

Tre regioni vengono qui poste a confronto nella storia dell'antico mare della Tetide e della sua propaggine settentrionale, la Paratetide. La prima regione, il Veneto, è situata al centro del Mediterraneo e lo era a suo tempo al centro della Tetide occidentale, di cui il Mediterraneo è il diretto erede. La Georgia e l'Armenia, confinanti tra loro, sono situate a sud del Caucaso, posto presso il margine orientale del Mar Nero, a sua volta propaggine del Mediterraneo.
Il confronto non è casuale e le tre regioni permettono, con lo studio delle faune fossili che esse contengono, di gettare molta luce sull'evoluzione della Tetide. Non dimentichiamo che questo antico mare è il mare del petrolio, contenendo nella sua originaria estensione il 90% dei grandi giacimenti di idrocarburi.
Limitando le considerazioni all'ultimo periodo di esistenza della Tetide, il Paleogene-Miocene inferiore, da 65 a 19 milioni di anni fa, possiamo constatare una fase iniziale di comunanza faunistica fra le tre regioni considerate. Se si ha la possibilità di visitare le ricche faune fossili, in particolare molluschi, contenute nei musei paleontologici di Padova, Verona, Trento, Udine, Trieste e rispettivamente di Tbilisi e di Erevan, si resterà sorpresi della grande somiglianza delle faune raccolte nelle vetrine delle diverse sedi. I generi e le specie conservate sono in maggioranza le stesse. Questa situazione si mantiene dall'inizio dell'era Cenozoica a tutto l'Eocene. La conseguenza che si può trarre è che un mare continuo ed uniforme anche dal punto di vista climatico collegava le aree di cui stiamo parlando. Questo mare era appunto la Tetide.
Nel successivo periodo, l'Oligocene, la situazione muta improvvisamente. Data la distanza che separa il Veneto, e le Alpi in generale, dal Caucaso e, viceversa, la contiguità delle due repubbliche caucasiche, ci si potrebbe aspettare che appaiano differenze fra i fossili veneti da un lato e quelli georgiani e armeni dall'altro. Invece non è così. Le faune fossili del Veneto e dell'Armenia, pur così lontane fra loro, continuano ad essere pressoché identiche, mentre quelle georgiane appaiono diverse sia da quelle armene che da quelle venete. Quali circostanze si sono verificate allora, da giustificare questa strana situazione?
Al limite tra l'Eocene e l'Oligocene ha avuto luogo un seguito di intensi movimenti orogenici, con grandi conseguenze tettoniche e strutturali in tutta la regione che si estende attorno al Mediterraneo e fino al Caucaso, all'Iran e all'India, con conseguenze prolungate fino all'Asia orientale. Nella regione caucasica cominciava a delinearsi un complesso di isole, tra loro vicine, che continuando a sollevarsi dal mare formeranno una catena montuosa che esiste tuttora, il Caucaso Minore. Esso separa appunto la Georgia dall'Armenia, mentre il Caucaso Maggiore segna il confine di quest'ultima regione con la Russia. Entrambe queste catene hanno un'origine che si può far risalire al Terziario inferiore. Anche più ad occidente si sentivano le conseguenze delle fasi orogeniche di cui stiamo parlando. A nord delle Alpi si andava separando dalla Tetide un grandissimo golfo, che si estendeva dalla Svizzera e dalla Baviera all'Austria, all'Ungheria, alla Romania e più ad est, all'Ucraina, alla regione araliana e fino all'Uzbekistan e al Xinjang cinese. Questo golfo era la Paratetide, i cui relitti sono rappresentati attualmente dal Mar Nero, dal Mar Caspio, dal Lago d'Aral e dal Lago Balhash.
Le conseguenze faunistiche di questi mutamenti marini furono importantissime.
In seguito agli eventi descritti si interruppe la continuità della provincia biologica marina che interessava tutte le regioni di cui stiamo parlando e che era appunto la provincia tetisiana. Il limite geografico fra Tetide e Paratetide nella regione caucasica si collocò fra l'Armenia e la Georgia. La prima area, situata a meridione del Caucaso Minore, continuò a rappresentare un sottobacino della Tetide e anche nell'Oligocene le faune fossili sono comuni con quelle del Veneto, sia per la continuità marina che per il proseguire della somiglianza climatica. Solo condizioni locali fanno mutare ogni tanto la situazione comparata, quando i sollevamenti non sempre strettamente contemporanei delle Alpi e del Caucaso provocano il deposto di sedimenti detritici particolarmente abbondanti; questi cambiavano la natura dei fondali e provocavano la sostituzione di faune abitatrici dei fondi molli su quelle di fondali più duri e di acque più limpide. Ma questi eventi momentanei erano presto superati e la comunanza faunistica si ristabiliva nuovamente. Tale situazione durò fino all'emersione miocenica dell'Armenia, mio-pliocenica del Veneto.
In Georgia invece si instaurò una situazione diversa. A parte gli effetti degli accumuli detritici, la differenza faunistica rispetto al Veneto divenne permanente. Le faune fossili, ed in particolare quelle di molluschi, che sono le più abbondanti e quindi le più significative, divennero di tipo paratetisiano e nordeuropeo la catena emergente del Caucaso separava questa regione della Tetide, ma non impediva la comunicazione con il mare che occupava parte dell'Europa centrale, che era un mare più freddo e quindi con abitatori diversi da quelli della Tetide, tropicale. Questa situazione si protrarrà fino all'emersione definitiva dell'area, avvenuta anche in questo caso durante il Miocene.
Ecco quindi presentato ai curiosi e agli amanti della paleontologia un altro esempio di come lo studio dei fossili, oltre alle ben note informazioni sull'età e sull'ambiente di deposito dei sedimenti che li contengono, possa dare molti ragguagli sull'estensione dei bacini marini e sulle comunicazioni reciproche fra loro, ossia sullo sviluppo paleogeografico delle aree studiate durante il tempo geologico.
Il Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica dell'Università di Padova e l'Istituto di Paleobiologia dell'Accademia Georgiana delle Scienze, istituzioni alle quali appartengono gli autori viventi del presente articolo, hanno stabilito un accordo di collaborazione scientifica per la prosecuzione delle ricerche su questo interessante tema di indagine. Si spera che dagli inizi promettenti derivino poi conoscenze sempre più significative per la paleogeografia mediterranea.

Giuliano Piccoli, Zhuzhuna Kazakhashvili, † Parzik Aslania

8 - SETTEMBRE 1990