Ricerca e Ambiente

L'argomento è di quelli scottanti, anche i vecchi soci con decenni di ricerca sulle spalle sono estremamente in difficoltà nell'affrontare l'argomento: preferiscono non parlarne o lo liquidano con frasi sprezzanti contro i verdi o contro i "tedeschi" che usano la dinamite. Credo sia giunto il momento di parlarci chiaro tra noi, senza paura di dover tirare fuori dagli armadi i nostri scheletri polverosi; direi di iniziare dal principio, senza falsi pudori.

 

AMBIENTE O NATURA

L'uomo con tutte le sue attività quotidiane di vita, lavoro, ricerca, divertimento, filosofiche ha un dialogo con il mondo che lo circonda e di cui fa parte. Adesso va molto di moda parlare di ambiente, ma che cosa è l'ambiente? A mio giudizio è tutto quell'insieme di rapporti a molti livelli che sorgono in qualsiasi momento tra vari componenti di un habitat: uomo – mare – aria – animali – flora – industria - impulso alla caccia - necessità di ritrovamento dei mezzi di sussistenza - ecc. Quindi ambiente non è solo uomo-natura, bensì un qualcosa di molto più complesso ed articolato.
Come si può ben capire intuitivamente l'ambiente non è un insieme statico e immutabile nel tempo in quanto non è un fatto oggettivo bensì soggettivo che varia al variare delle esigenze di una o più parti durante il trascorrere del tempo; facciamo un esempio: nel 1400 l'attività dell'uomo aveva un rapporto (o come si dice adesso “un impatto ambientale") con il bosco ben diverso di quello che aveva l'uomo del 1800. Nel 1400 pochissimi si azzardavano ad entrare in un bosco: infatti le foreste secondo gli usi dell'epoca erano abitate da esseri mostruosi, maghi, druidi e divinità. Mentre nel 1800 il bosco veniva considerato una fonte di reddito e di forza lavoro rappresentata dalla potenza che sviluppava il legno bruciato nei forni per la fusione dei ferro e del carbone (è questa la fine dei boschi della Sardegna trasformati in fumo per il carbone del Sulcis sotto la dominazione dei Savoia). Con tale premessa si arriva ad una conclusione per molti aspetti poco chiara a quasi tutti noi che ci fidiamo ciecamente di quello che scrivono i giornali e che ascoltiamo alla televisione, e cioè: AMBIENTE NON E' LA NATURA.
Infatti l'ambiente comprende ANCHE la natura ma anche tutte quelle filosofie ed organizzazioni di comunità umane, di civiltà e culture che variano da luogo a luogo e da epoca a epoca. La natura invece è una cosa ben più limitata anche se molto complessa: a mio giudizio la natura è solo la serie di rapporti tra i vari mondi animale – vegetale - minerale, senza interposizioni di filtri ideologici, economico-politici, religiosi e filosofici, faccio un esempio: un leone che uccide una gazzella perché ha fame non è un assassino, l'uomo della giungla che uccide un suo bambino nato malato non è un assassino bensì un animale della giungla che ben sa che il bimbo morirebbe in ogni caso. Quindi quando parliamo di difesa dell'ambiente, non parliamo di difesa della natura bensì di difesa del nostro rapporto odierno con la natura e con rapporto odierno mi riferisco alla situazione economica – politica - filosofica che noi uomini del 2000 abbiamo generato: credo che questo sia importante in quanto si sta giocando e speculando molto su questa "confusione tra i termini "ambiente" e "natura".
A questo punto il lettore si può domandare: ma questo cosa c'entra con la ricerca dei minerali o fossili? E' presto detto: quando eseguiamo le nostre ricerche noi stiamo dialogando con l'AMBIENTE e pertanto tale dialogo è compatibile con la difesa dell'ambiente in quanto ambiente è anche la nostra ricerca. Infatti l'uomo del 2000 ha l'esigenza di conoscere il mondo che lo circonda per meglio capirlo, sfruttare le sue risorse nascoste, conoscere altri orizzonti entro il suo animo inquieto. Quindi è ampiamente giustificata l'esigenza dell'uomo di conoscere sempre di più, di collezionare oggetti naturalistici, di carpire sempre più segreti al mondo animale – vegetale - minerale: Ben diverso è invece il rapporto ricerca-NATURA: infatti la ricerca naturalistica non è certo un bisogno primario dell'uomo, bensì un'esigenza che si è manifestata quando l'uomo ha raggiunto la soddisfazione dei bisogni primari (caldo-freddo-fame-sete­ ecc.); pertanto risulta non accettabile la ricerca se vista in questa ottica. E purtroppo non risultano accettabili quasi tutte le attività umane, visto che l'"animale uomo" può essere ben considerato un essere infestante del pianeta Terra, vista la sua diffusione e la sua prevalenza su tutte le altre specie animali. Ragionando in questo campo risulta accettabile che l'uomo della giungla uccida un animale in via di estinzione per soddisfare l'esigenza primaria di sfamare sé e la sua famiglia.
Purtroppo con tale mia premessa ho rimescolato le carte e non è più chiaro chi siano i buoni (gli "ambientalisti") e i cattivi ("gli altri"): ciò è generato da un uso ed abuso delle parole che variano di significato con il variare dei tempo e delle consuetudini.

 

RICERCA: SI O NO?

Come ho già spiegato poco sopra, la ricerca non è giustificabile sotto il punto di vista naturalistico, come non è giustificabile porre dei recinti di protezione ai confini dei parchi naturali per proteggere gli animali. E' giustificabile sotto il punto di vista ambientalistico, ma a che condizioni e costi?
Credo che sia giunto il momento di parlare dei nostri panni sporchi e possibilmente di lavarli e per far ciò porrò alla vostra attenzione una serie di mie convinzioni senza per questo sentirmi autorizzato ad insegnarvi come ci si deva comportare.
Resta fuor di dubbio che la nostra attività di ricerca comporta un qualche dissesto alla natura: scavi, rimozioni di tappeti erbosi, nei casi più gravi frane o distruzione di flora sia grande che piccola (chi ha detto che un arbusto di nocciolo non ha la stessa dignità ed importanza di un cedro dei Libano?).
E' cosa nota a noi tutti che molti ricercatori usano metodi alquanto violenti nella loro ricerca: è patrimonio comune che alcune fasce di ricercatori in ben determinate zone di ricerca usano ancora l'esplosivo o il famigerato martello pneumatico; per restare a noi, chi pur di trovare un cristallo fresco e rosso di armotomo non ha sollevato la coltre erbosa?
Girando per mostre parlando con amici e soci, leggendo pubblicazioni mi sono convinto che nel nostro ambiente si incontrano molti farisei; faccio qualche esempio.
Tutti noi ci battiamo il petto e ci strappiamo le vesti in nome delta difesa ambientale; però tutti noi ammiriamo il cristallo di quarzo alpino alto 44 cm ben sapendo che ciò ha significato la distruzione di un bel po' di roccia.
Molti di noi si dichiarano puri e che ricercano sempre con il massimo rispetto della natura (o ambiente che dir si voglia), ma poi alla mostra/borsa di Trento comprano campioni di minerali o fossili di notevolissime dimensioni provenienti da zone strabattute e giudicate esaurite, ben sapendo che il loro rinvenimento non è solo frutto di passione e fortuna, cioè non ci si sporca le mani ma le facciamo sporcare ad altri.
Tutti noi siamo pronti a lapidare chi usa l'esplosivo ed il martello pneumatico, ma anch'io ricerco tra i pezzi rotti da questi devastatori che il cielo li incenerisca, ma che Dio li benedica in quanto con la loro devastazione hanno portato alla luce per esempio un bellissimo affioramento di pegmatite o uno strato geologico estremamente ricco di fossili. Chi è quindi il cattivo, chi il puro?
Credo che l'apertura di una cava sia un autentico sfregio alla natura, ma giustificabile per motivi di denaro: per fortuna ci si sta orientando ad una sempre minore giustificazione per motivi economici di tali interventi ambientali. Resta il fatto che le cave e miniere sono la nostra sede preferenziale per la ricerca.
Ritornando al fariseismo di molti di noi che non ricercano i campioni eclatanti di una certa specie mineralogica o paleontologica perché ciò significherebbe deturpare l'ambiente, ho potuto notare che tale premura verso l'ambiente ha dei confini: si comprano campioni provenienti da paesi lontani, così noi non sporchiamo casa nostra, ma lasciamo gli altri a sporcare la casa loro (come se deturpare i deserti australiani fosse meno importante del danneggiare le Alpi).
Ritengo che le attuali legislazioni in materia di limitazione alla ricerca a scopo collezionistico e non, siano giuste in quanto è doveroso dare delle regole comportamentali a tutti noi in quanto, quello che ci circonda è patrimonio comune anche delle altre specie animali e vegetali. Però ciò non toglie al sottoscritto la sensazione che molte leggi regionali o locali siano nate solo per punire e sorvegliare invece che per educare.
Quanto può avere senso la trafila burocratica che dobbiamo sottostare per ottenere il permesso di raccolta di campioni nella provincia di Trento, quando poi succedono le disgrazie tipo quella di Stava (TN)? (ricordo a chi non lo sapesse che la frana di Stava è stata causata dal crollo di un argine del bacino di raccolta/decantazione dei fanghi di una miniera di fluorite in località Prestavel).
Resta evidente che la cultura e sensibilità dei nostri legislatori verso questi problemi di regolamentazione alla attività di ricerca sia alquanto lacunosa se non inesistente.
Il sottoscritto, giudica alquanto risibile il danno che può arrecare decenni di attività di ricerca nella località del Passo di Vizze (BZ) da parte di una miriade di ricercatori italiani ed esteri; credo che l'apertura di una strada, di un impianto di risalita sciistico, della ventilata ipotesi di allargamento ed asfaltatura della strada che porta al Passo di Vizze per creare un nuovo asse di transito con l'Austria comportino danni ben più gravi.
Probabilmente le giustificazioni economiche, oggigiorno, sono molto più importanti delle semplici giustificazioni di carattere scientifico, ed in ogni caso al popolo bisogna pur dare qualche capro espiatorio e bisogna pur inculcare alla gente che è meglio il WWF rispetto ad una associazione naturalistico-scientifica come la nostra.
In fondo la logica del WWF è alquanto dannosa visto che prevede l'istituzione di zone protette dove la natura è imbalsamata, mentre fuori dalle zone protette si ha la libertà di far quello che si vuole e che in fin dei conti sono le stesse attività umane distruttive (industrie ecc.) che portano benessere in modo tale che si riesca anche a pagare le guardie a protezione delle oasi naturalistiche.
Quindi mentre si pone al pubblico ludibrio chi spacca dei sassi di qualche chilo in un ghiaione enorme di decine di migliaia di metri quadrati come può essere il ghiacciaio del Miage (AO), si lasciano transitare migliaia e migliaia di persone all'anno lungo sentieri montani che portano a dei rifugi più simili a Grand Hotel che a ristori montani.
Ma chi va in questi rifugi sono "amanti della natura" (dove buttano le cartacce e le lattine di birra vuote? e cosa ne è dei prati ridotto ormai a piazzali con processo di desertificazione avanzato?) mentre chi usa una mazzetta da 1250 grammi è un distruttore del mondo.
La ricerca in località montane è estremamente diffusa e pertanto l'habitat montano deve essere estremamente rispettato: pero non mi si venga a dire che spaccare un po' di roccia per mettere a nudo un filone di quarzo comporti un degrado ambientale visto che l'azione dei ghiaccio annualmente produce ben più maggiori danni: credo sia più utile ricercare con un minimo di discernimento abbandonando ormai le località esaurite, ricercandone di nuove e quindi usando di più la testa (e le gambe) ed avendo coraggio di abbandonare la comoda località nota per andare un po' all'avventura naturalistica di ricerca.
Dopo gli sfoghi, le accuse, le difese e gli esami di coscienza, credo sia giunto il momento di porsi davanti allo specchio e di trovare il coraggio di ipotizzare delle possibili soluzioni. Ribadisco che non voglio insegnare niente a nessuno e che tali mie idee non sono altro che mie convinzioni che tuttalpiù possono diventare oggetto di discussione tra noi durante le nostre riunioni.

 

CHE FARE?

Dopo tutte queste parole ed elucubrazioni che ho fatto tra me e me, ho tratto alcune idee su possibili comportamenti da adottare nell' attività di ricerca e collezionismo naturalistico come la mineralogia, la paleontologia ed altre.
Problema cave e miniere: queste sono delle realtà della nostra civiltà (e di quelle passate anche se a livelli diversi), che non possono essere ignorate e condannate in blocco: in fin dei conti il materiale che si estrae ci serve, semmai dobbiamo imparare a non sprecarlo. Quindi ricerchiamo pure nelle cave e miniere, dato che i frutti delle nostre ricerche come patrimonio di conoscenza sul mondo che ci circonda è importante (ma non compensa del disastro che comporta una cava o miniera).
E' doveroso condannare l'uso e abuso di mezzi poco leciti per la ricerca quali esplosivi e martello pneumatico in quanto bagaglio di una cultura "padrona"verso ciò che ci circonda e perché sono poco "sportivi".
Ma tale condanna non può essere farisaica: è inutile nascondersi dietro un filo d'erba se poi acquistiamo e desideriamo possedere campioni tali che implicano l'utilizzo di tali mezzi: in località a noi ben note come avare di campioni utilizzando i metodi consueti di ricerca.
Ciò implica anche una maggior attenzione nella ricerca: bisogna aver coraggio di non manomettere lo strato erboso anche se sotto ci sono dei bei cristalli o fossili; se lo facciamo in due o tre ricercatori il danno è praticamente nullo, ma se lo fanno centinaia di ricercatori il discorso cambia; e non si può demandare ad altri il peso della rinuncia.
Questo significa gestire in un nuovo modo e con nuova mentalità il patrimonio comune di tutti noi, rappresentato dalla miriade di località di ricerca mineralogica e paleontologica: credo sia inutile continuare a ricercare il bel campione di quarzo in abito alpino che deve essere sempre più grande, quando a casa magari si hanno cassette e cassette di quarzi.
Non ha più senso tesaurizzare i nostri campioni come non ha senso avere dieci aragoniti del Passo della Borcola la cui unica differenza tra loro è in fin dei conti la grandezza.
Ritengo sia giunto il momento di guardare le nostre collezioni con occhio diverso: non è più importante avere il campione grande, bensì il campione bello, ben fatto e rappresentativo di quella località: come tutti sanno i campioni belli e ben fatti sono rari ma non impossibili da ritrovare se trascuriamo il fattore grandezza.
Quindi è sempre più auspicabile un passaggio graduale al collezionismo (per i campi che lo permettano) di campioni piccoli quali i micio-mount o simili.
Deve assumere sempre più importanza il fatto che è più utile ritrovare campioni rari oltre che solo grandi: ciò comporta un notevole affinamento delle nostre conoscenze specifiche e quindi anche se avremo qualche pirite o calcite in meno non ha importanza. Inoltre questo atteggiamento comporta un non depauperamento delle località di rinvenimento, dato che viene lasciata la possibilità di ritrovare campioni comuni anche a quelli che hanno appena iniziato la ricerca e collezionismo.
Tutti noi abbiamo più campioni di quelli che ci servono: il surplus non deve essere gettato via ma accantonato e al più presto riciclato come regali a scolaresche a soci che hanno appena iniziato l'attività, come omaggio ai partecipanti a serate di divulgazione organizzate dal nostro gruppo.
Questo comporta anche una ventata di aria nuova: basta con la fassaite e spinelli dei Monzoni: semmai ricerchiamo nei Monzoni altri minerali che probabilmente ci sono, ma sono piuttosto rari e quindi non di facile rinvenimento; anche se facciamo una escursione senza portare a casa una zainata di campioni, non perdiamo mica la faccia, vorrà dire che abbiamo fatto una gita.
Il collezionismo di piccoli campioni comporta anche la possibilità di studiare a fondo le nostre zone di ricerca, di eseguire con facilità scambi con altri ricercatori, di migliorare le nostre conoscenze e di portare un fattivo aiuto allo studio della materia, dato che le novità nel settore mineralogia, sono solo a livello di micro-mount e vengono rinvenute ormai solamente da ricercatori non professionisti come noi.
Questo non è stato un panegirico della collezione micro-mount, non ne era la mia intenzione; ma è un fatto assodato che tale tipo di collezione è quello che "sfrutta" meglio il materiale raccolto; tale materiale raccolto, è di quantità decisamente inferiore a quello che si raccoglie per una collezione estetica.
Un'altra osservazione: ma è mai possibile che si debba lasciare i posti di ricerca coperti da cartacce, lattine vuote, mozziconi di sigaretta, vetri rotti? E' mai possibile che non riusciamo a tenere pulita la montagna anche in località di somma bellezza visto che tantissimi giacimenti sono posti a quote abbondantemente superiori ai 2000 metri di quota? finiamola, è ora!
E' vero che la nostra ricerca comporta necessariamente la distruzione di un certo quantitativo di roccia, ma è anche vero che le montagne sono grandi e se la ricerca viene fatta con un minimo di discernimento il danno che si arreca è veramente minimo. Miglioriamo il rapporto con il nostro hobby perché solo così lo salveremo dal momento di decadimento che sta attraversando (pochi soci, sempre gli stessi minerali, sempre gli stessi posti...) e dall'avanzata di una mentalità sensazionalistica e d'effetto al posto di quella divulgativa e scientifica.
Le varie associazioni e federazioni di gruppi locali è un'idea giusta, ma che non avrà seguito se la nostra mentalità di singoli individui non cambia un pochino rinunciando a qualcosa anche a livello personale.
Solo così facendo potremo porci davanti alla richiesta ben presente tra la nostra gente di maggior conoscenza ed un uso diverso di ciò che ci circonda (perché è anche un uso). È ora di finirla con il nasconderci e con il non affrontare questi argomenti anche di fronte a "difensori" delle tesi " verdi": non siamo dei distruttori, o perlomeno lo siamo quanto se non meno di tanti altri che invece solo per il fatto che usano la montagna in un diverso modo si sentono in dovere di assumere le vesti dei censore.
E' dovere di tutti noi porre questi problemi e quesiti ai nostri amici e conoscenti in modo che un po' alla volta l'attività di ricerca a scopo collezionistico perda quegli aspetti decisamente negativi e per certi aspetti anche speculativi (è giusto comprare i campioni?).
Spero di aver generato qualche motivo di discussione e spero di non esser stato frainteso.

Fabio Tosato

7 - FEBBRAIO 1990