L'orso delle caverne
CLASSE MAMMIFERI
SOTTOCLASSE TERII
SUPERORDINE EUTERII
ORDINE CARNIVORI
SOTTORDINE FISSIPEDI
FAMIGLIA URSIDI
GENERE URSUS
SPECIE SPELAEUS
Gli Ursidi hanno avuto origine nel Miocene dai Canidi e nel Pliocene e Pleistocene li ritroviamo in Asia e nelle due Americhe. Non hanno mai occupato l'Africa.
L'Ursus spelaeus è presente esclusivamente in Europa, con un notevole numero di esemplari, a partire dalla glaciazione Riss (270000 anni fa) e scompare alla fine della glaciazione wurmiana (15000 anni fa), sostituito dall'orso bruno europeo.
Sono stati rinvenuti accumuli di migliaia di ossa di individui generalmente adulti, come si deduce dall'usura dei denti, in molte grotte, anche italiane, tra cui Grotta Pocala (Ts), Grotta di Equi in Toscana, Monte Nerone sull'Appennino Umbro-Marchigiano.
E' probabile che molti orsi siano morti di fame e di freddo quando si spingevano nelle profondità delle grotte per cadere in letargo al sopraggiungere dell'inverno.
In questo periodo gli orsi, mezzo addormentati, divenivano facile preda degli uomini del paleolitico.
L'orso delle caverne è stato il più grande orso che sia vissuto sulla Terra ed è paragonabile all'attuale orso gigante dell'Alaska e quindi più grande dell'odierno orso bruno europeo.
Era un animale plantigrado, lungo fino a 3 metri, alto al garrese 1.40 m, il peso poteva superare gli 800 kg e con unghie lunghe più di un centimetro. La notevole massa muscolare, lo spesso strato di grasso e la folta pelliccia rendevano questo animale veramente imponente.
Anche se possedeva enormi canini, l'orso delle caverne non era un animale carnivoro ma prevalentemente erbivoro. Il dente ferino ha perso infatti la sua forma tagliente, i premolari sono ridotti e i grossi molari appiattiti sono muniti di molti tubercoli e forniscono un'ampia superficie masticatoria. La sensibile usura di tutti i denti degli esemplari adulti dimostra una continua masticazione.
Gli orsi soffrivano di numerose malattie tra le quali l'artrite, la spondilosi e la periostite. Questo non è giustificato solo da ragioni climatiche ma anche da una dieta erbivora e perciò carente di una vasta gamma di elementi nutritivi.
Un'altra malattia tipica degli erbivori è la attinomicosi, dovuta all' Actinomyces, un batterio che provoca la suppurazione delle mascelle e la caduta dei denti.
Anche se fu il mammifero più diffuso dell'era Quaternaria, la rigidità del clima, le numerose malattie e gli assalti dell'uomo, hanno decretato la scomparsa di questo grande orso.
Giordano Balia
I disegni sono tratti da: Enciclopedia delle Scienze. Zoologia, IV, De Agostini, Novara 1982, p. 39.
5 - GIUGNO 1989
Gli orsi delle caverne conservati nel Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova

L'esemplare maschio di Ursus spelaeus Rosenmueller et Heinroth, 1794 proveniente dalla grotta Pocala (lo scheletro è composito).
Nei giorni 5, 6 e 7 dello scorso mese di ottobre [2001] si è tenuto un convegno internazionale sugli orsi delle caverne a Villa Opicina (Trieste). Tale convegno, organizzato dal Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, ha visto la partecipazione di un gran numero di studiosi provenienti da molti paesi europei. Anche la scrivente ha partecipato al convegno portando un poster, realizzato insieme alla Dott.ssa Alessandra Menegazzi del Museo di Scienze Antropologiche ed Arte dell'Università di Padova, sugli orsi della caverna Pocala (Trieste) conservati nel Museo di Geologia e Paleontologia della nostra Università.
La collezione di resti di orso (Ursus spelaeus Rosenmuller er Heinroth, 1794) provenienti dalla Pocala presente nel museo patavino consta di due scheletri completi, un mascio e una femmina, diciotto crani in buono stato di conservazione e un notevole numero di varie ossa. Questi reperti furono venduti, assieme ad altri fossili, minerali rocce e reperti archeologici all'Università dal signor Eugenio Leumann di Trieste nel 1935. Un altro acquisto di materiale paleontologico, sempre dal signor Eugenio Leumann, era stato fatto prima del 1919.
Nel Museo di Geologia e Paleontologia sono conservati altri dieci crani e parecchie ossa di orso speleo provenienti da Velo Veronese, o da “i Covoli di Velo” come sono conosciuti in letteratura le grotte di questa località (Verona) e da San Donato di Lamon (Belluno). Questi resti di orso delle caverne furono studiati da Maria Flora Taluna nel 1974 per la sua tesi di laurea in Scienze Naturali. I risultati di questa ricerca furono da lei pubblicati in Piccoli et al., 1979; essi dimostrarono che i crani di orso provenienti dalla Grotta Pocala sono molto più grandi di quelli provenienti dalle grotte di Velo Veronese e San Donato di Lamon.
Recenti studi svolti da Ruggero Calligaris di Trieste e pubblicati in Calligaris et al., 1997 affermano che i crani di orso provenienti dalla Pocala sono i più grandi sinora conosciuti in Europa.
Alcune caratteristiche dell'orso speleo
L'orso delle caverne si trova fossile alle nostre latitudini con facilità, tanto da costituire dei veri e propri giacimenti a orsi. Esso era un animale molto diffuso, più robusto dell'orso bruno attuale ed era essenzialmente frugivoro. L'orso speleo si trova in un gran numero nelle grotte carsiche, dove svernava; infatti doveva sopportare temperature invernali molto basse durante i periodi glaciali. I resti di orso delle caverne si trovano così numerosi nelle grotte perché gli individui che non avevano accumulato sufficienti riserve di grasso, soprattutto i giovani, i vecchi e le femmine gravide, morivano. Resti di orso sono stati trovati anche in montagna, a 2800 metri di quota; infatti il bosco raggiungeva questa quota quando viveva l' Ursus spelaeus.
L'ultima glaciazione terminò circa 10.000 anni fa e portò a grandi cambiamenti delle faune. In Europa, assieme all'orso delle caverne, si estinsero il mammut, il rinoceronte lanoso, il megacero (o cervo gigante), mentre altri animali, come la iena e il ghiottone, si spostarono cambiando così il loro areale di distribuzione.
Mariagabriella Fornasiero
BATTAGLIA R., 1920 – Le ricerche del sig. E. Leumann nella Caverna Pocala. Osservazioni su la cronologia del Moustriano in Europa. Atti R. Ist. Veneto Scienze, Lett. Arti, v. 79, pp. 707-715, 1 tab., Venezia.
BATTAGLIA R., 1930 – Notizie sulla stratigrafia del deposito quaternario della Caverna Pocala di Aurisina. Le Grotte d'Italia, v. 8, pp. 1-30, 25 figg., Postumia.
CALLIGARIS R., MIZZAN S., MONTAGNARI KOKELJ E., 1997 – Uomini e orsi. Frammenti di vita e di ambiente del Quaternario. Catalogo della mostra. 123 pp., molte ill., 17 tavv., Stella Arti grafiche, Trieste.
CALLIGARIS R., 2000 – Die Kernbohrungen in der Pocala H ö hle bei Triest (Italien). Beitr. Paläont., v. 25, pp. 153-159, 3 figg., Wien.
FABIANI R., 1919 – I mammiferi quaternari della regione veneta. Mem. Ist. Geol. Univ. Padova, v. 5, 173 pp., 16 figg., 30 tavv., Padova.
PICCOLO G. FRANCO F., MIOR S., BACCHIN M. L., MARETTO P., TARUNA M. F., 1979 – Grandi carnivori fossili quaternari conservati nel museo universitario padovano di Geologia e Paleontologia. (Macherodonti, Leoni, Iene, Orsi cavernicoli). Mem. Scienze Geol., v. 32, 21 pp., 5 figg., 5 tabb., 5 tavv., Padova.
TARUNA M. F., 1974 – I crani di orso delle caverne conservati nel Museo Paleontologico Universitario Padovano. Tesi di laurea inedita, 89 pp., molte ill., 8 tavv., Padova.
32 - GENNAIO 2002
