Le placche litosferiche

placche

Il geofisico francese Le Pichon propose nel 1968 un modello di tettonica globale basato su sei placche (America, Eurasia, Africa, India, Antartide e del Pacifico). Da allora sono state individuate molte altre placche, sei grandi (di Nazca, Somala, delle Filippine, Araba, di Cocos, Caraibica), e alcune altre minori (Cina, Persia, Turchia, Tonga, dell'Egeo, dell'Adriatico, Nuove Ebridi, Juan de Fuca, Rivera e Scotia). Le dimensioni sono quindi assai differenti.
Le placche litosferiche possono comprendere contemporaneamente aree continentali e aree oceaniche, oppure solo le une o le altre. Questa constatazione permette di superare una delle tradizionali obiezioni alla teoria della deriva dei continenti e cioè la difficoltà che una massa continentale, geologicamente debole e leggera, possa farsi strada attraverso la crosta oceanica più densa.
Ogni placca rigida si muove sull'astenosfera, più plastica, come un'unità a se stante rispetto alle altre, per cui le interazioni tra le placche avvengono lungo i loro margini: ed è proprio lungo questi margini dinamicamente attivi che si verificano la maggior parte dell'attività sismica della Terra, il vulcanismo e la formazione delle montagne (l'anello di fuoco del Pacifico).
Poiché la Terra è sferica le placche si spostano da una posizione all'altra effettuando una rotazione attorno ad un asse, perciò la velocità è minima ai poli e massima all'equatore.
Per il moto delle zolle diventa dunque improprio il termine «deriva continentale», innanzitutto perché le placche possono essere soltanto continentali, soltanto oceaniche oppure in parte continentali e in parte oceaniche; inoltre esse non sono costituite di crosta in movimento sul mantello (cioè Sial su Sima), bensì di litosfera su astenosfera. Quindi la teoria della tettonica delle placche non è una riformulazione della teoria di Wegener, anche se a lui va il merito di passita da una interpretazione mobilista ad una fissista della Terra.

Da: G. BELLEZZA – E. CECIONI, Dal Sole agli ecosistemi agli spazi organizzati, Zanichelli, Bologna 1991, p. 192.