L'ambra nelle scienze naturali e nella fantasia
Quando si parla di ambra si coinvolgono inevitabilmente più discipline scientifiche. L'ambra interessa il geologo, perché può essere considerata come minerale (è compresa spesso tra le gemme cosiddette “organiche”); interessa il paleontologo, perché è resina fossilizzata di antiche piante e può inglobare insetti, più di rado altri animali, che sono preservati in modo strabiliante nel corso di milioni d'anni. Suscita l'interesse dell'archeologo, perché l'ambra è stata usata dai popoli antichi come gemma ed amuleto, ed è ritrovata spesso in pregiati manufatti risalenti alle epoche protostoriche. Interessa lo studioso di storia della medicina, perché l'ambra è stata utilizzata da millenni come rimedio per le più svariate malattie, come si può leggere in elaborati trattati di medicina dei secoli scorsi. Fino a non molti anni fa le contadine russe portavano collane d'ambra perché pensavano di curarsi dai malanni di gola (l'ambra è “tiepida”, al contrario delle altre gemme, e da questo “tepore” si pensava di ricavare giovamento). Dagli antichi alle bizzarrie moderne: sulla scia del ritorno nostalgico al passato, si sta addirittura cercando di proporre l'ambra come “ricostituente” naturale, venduto in forma di capsule (!) pronte per essere inghiottite da fiduciosi acquirenti.
Oggi l'ambra è argomento di pubblico dominio, prestata alla fantascienza in opere narrative e cinematografiche, come ben insegna la “febbre da Jurassic Park”: si è pensato di poter riportare in vita animali preistorici oggi estinti, a partire dall'informazione genetica contenuta nel sangue succhiato a un dinosauro da una zanzara preistorica presente in un pezzo d'ambra. Vi è, però, un errore di sincronia paleontologica, poiché l'ambra risale a 25-50 milioni di anni fa, mentre i dinosauri sono scomparsi da circa 65 milioni d'anni. Nuove speranze sono giustificate dalla scoperta di ambra sempre più antica, come quella del giacimento cretaceo del New Jersey (U.S.A.), risalente a circa 90 milioni di anni fa, recentemente studiato dall'American Museum of Natural History. Alcuni paleontologi hanno già tentato l'impossibile. Nel 1995 su un'autorevole rivista scientifica (Science, 268:1060-4, 1995) è apparsa la notizia che batteri, contenuti come spore nell'addome di una vespa imprigionata nell'ambra di 25-40 milioni d'anni fa, sono stati risvegliati dal loro stato di vita latente e hanno incominciato nuovamente a crescere e riprodursi in laboratorio: nonostante lo scetticismo tuttora presente (si tratta veramente di batteri preistorici, o sono solo batteri d'oggi che hanno contaminato il campione?), l'evento appare eccezionale. Questi studi rappresentano lo slancio dell'uomo verso nuove frontiere della scienza, ma creano un danno al patrimonio paleontologico, perché richiedono che il campione d'ambra venga demolito, ridotto in framnnenti sotto le lenti del microscopio. Fortunatamente la maggior parte degli studi scientifici fa uso dell'ambra “intatta”, per valutarne le caratteristiche chimico-fisiche e gli spettacolari inclusi animali e vegetali.
Molto si conosce dell'ambra, ma essa riserva sempre nuove sorprese: pubblicazioni recenti descrivono nuovi giacimenti o nuove specie di insetti identificati all'interno di questa resina fossile.
L'ambra è una complessa molecola, un polimero, formato da strutture ripetute piu volte, costituite di carbonio, idrogeno, ossigeno, assieme a varie impurità. Non è in forma cristallina, ma è invece un materiale amorfo, che si può definire una “plastica naturale”; proprio come la plastica, è molto resistente agli agenti chimici. L'ambra non si scioglie negli acidi (all'inizio del secolo furono proposti recipienti fatti di ambra, inattaccabili anche dall'acido fluoridrico, per l'uso in laboratori chimici), ma può essere solo parzialmente sciolta da alcuni solventi organici, come etere etilico o acetone. L'ambra fonde se esposta al calore, e brucia alla fiamma emanando odore di resina di pino (l'origine dell'ambra, quella dei Baltico, viene fatta risalire alla resina di Pinus succinifera, una Pinacea preistorica, o di una Araucariacea). Molto tenera (durezza 2-3 della scala di Mohs), ha un peso specifico di poco superiore a quello dell'acqua: per questa sua proprietà galleggia nell'acqua salata e viene portata a riva dalle onde del Baltico, che erodono sedimenti sottomarini ricchi della pregiata materia fossile. Se viene strofinata con forza, l'ambra si elettrizza e assume la proprietà di attirare corpi leggeri; non a caso uno dei nomi con cui l'ambra veniva chiamata dagli arabi era karabe, che significa “attira paglia”. Anche il termine “elettricità” deriva dall'ambra, chiamata in greco antico elektron, ossia “sostanza del sole”. Il nome latino dell'ambra era sucinum (succo), a dimostrare che gli antichi avevano intuito trattarsi di una resina sgorgata da alberi (per molte altre notizie sull'etimologia, si veda il trattato “ L'ambra”, di Antonio Stoppani, pubblicato nel 1886).
L'identificazione chimico-fisica dell'ambra è spesso richiesta per fugare ogni dubbio di fronte a una banale imitazione fatta di plastica. Già dall'inizio del secolo la bachelite era usata come succedaneo dell'ambra, spesso per costruire clamorosi falsi contenenti bellissimi insetti, classificati come fossili da ingenui paleontologi. Oggi, sacrificando un minuscolo frammento del campione (qualche milligrammo) è possibile eseguire uno spettro infrarosso da cui si ricava il profilo caratteristico di una resina fossile ... oppure delle piu moderne plastiche.
Nonostante si conoscano vari giacimenti d'ambra, il più noto è situato nei sedimenti secondari sommersi nella già ricordata regione Baltica, nelle cui spiagge la resina fossile si raccoglie copiosa in forma di noduli, soprattutto dopo una violenta burrasca. Già nel '600 erano descritti i cercatori d'ambra, muniti di apposite reti per la “pesca” dei pezzi che galleggiavano sull'acqua del mare. Giacimenti sono anche nell'entroterra della Polonia e della Russia, dove invece l'ambra viene ottenuta scavando a varia profondità. Attualmente, visto l'incremento di richiesta mondiale, le autorita polacche ostacolano la ricerca selvaggia della preziosa sostanza, per proteggere dalla distruzione intere zone situate entro riserve naturali. Altre localita in cui l'ambra viene oggi estratta a scopo commerciale sono la Repubblica Dominicana e il Messico. Questi giacimenti forniscono una resina fossile che ha un'origine paleobotanica nettamente differente da quella dell'ambra del Baltico, e precisamente da piante appartenenti alle Leguminose (genere Hymenaea). Mentre nell'ambra del Baltico (detta anche “succinite”) l'acido succinico è presente fino all'8%, nelle altre ambre l'acido è assente. Riguardo le età geologiche, l'ambra del Baltico è eocenica-oligocenica, mentre quella di Santo Domingo e del Messico è oligo-miocenica.
Sono comuni anche altri tipi di resine fossili, chiamati genericamente “copali”. Si tratta di resine piuttosto recenti, provenienti spesso dall'America Meridionale (Colombia) e dall'Africa (Madagascar). L'età può variare da qualche centinaio d'anni (o anche meno!) fino a qualche migliaio. Il contenuto in insetti tuttavia e veramente strabiliante: in pochi grammi di resina si possono trovare decine e decine di animali inclusi.
Si potrebbe parlare ancora molto dell'ambra. Rimando il lettore ad autorevoli fonti sull'argomento, o alle pagine di “ipertesto” in Internet, dove l'ambra ha trovato il suo meritato spazio.
Eugenio Ragazzi
17 - MARZO 1998
