La crosta in movimento
Precedenti storici
Teorie fissiste
La scienza, che non poteva prescindere dalle indicazioni provenienti dalla Bibbia, nell'antichità e nel medioevo considerava le catene montuose assolutamente immutabili, create da Dio con il resto del mondo. Quando Felix Hemerli scoprì nel 1450 la presenza di fossili marini nelle rocce delle Alpi si cominciò a pensare che le montagne fossero emerse da antichi fondali oceanici a causa di violenti eventi geologici, ipotesi rafforzata da analoghi ritrovamenti di fossili in altre catene montuose e dalla presenza di faglie e pieghe negli strati rocciosi.
Le teorie qui di seguito esposte sono definite fissiste perché considerano le montagne prodotte solo da spinte verticali , senza modificazioni di posizione delle terre o dei bacini marini. Nel paragrafo seguente sono invece esposte le teorie mobiliste che invocano spinte tangenziali con spostamento laterale di masse continentali.
Il geologo scozzese James Hutton, (1726 - 1797) ha formulato la teoria dei crateri di sollevamento: le catene montuose si sarebbero formate a causa di intrusioni di masse magmatiche che hanno inarcato la crosta terrestre sollevandola e piegando gli strati sedimentari sovrastanti. In alcuni casi si osservano effettivamente masse intruse, ma non sono sufficienti a spiegare la formazione delle principali montagne.
Nella seconda metà dell'Ottocento si è affermata la teoria isostatica, che ammette il movimento di blocchi crostali, con spessore e densità diversi, in senso verticale per riequilibrare il peso se c'è un'erosione o una deposizione di materiali (si veda il paragrafo sull'isostasia). Le moderne ricerche geologiche hanno confermato la validità di questa teoria, ma essa non è in grado di spiegare molte caratteristiche delle catene montuose.
Il geologo austriaco Eduard Suess ha proposto la teoria della contrazione che la crosta: se la Terra si è progressivamente raffreddata dal momento in cui si è originata, ha diminuito il suo volume formando delle pieghe, così come si verifica in una mela che si raggrinzisce quando si secca. La teoria non è convincente innanzitutto perché il raffreddamento dovrebbe essere stato di migliaia di gradi, e questo non è possibile a causa del calore prodotto dal decadimento degli isotopi radioattivi; in secondo luogo, le catene avrebbero dovuto avere una distribuzione uniforme su tutta la superficie, mentre in realtà si osservano montagne solo in precise zone; non si spiega inoltre come sia possibile lo sprofondamento di aree continentali, che sono di rocce leggere, se sotto si trovano rocce più dense.
Da: PROGEO, Scienze della Terra, Loescher, Torino 1996, p. 211;
G. MARCHETTI – L. PELLEGRINI – R. ROSSETTI – M. VANOSSI, La Terra ieri e oggi, La Nuova Italia, Scandicci 1986, p. 206.
