I minerali della Valle di Fonte (Calvene, Vicenza)

Premessa

Nell'alto Vicentino, e nei territori del Veronese e del Trentino, si riscontra molto frequentemente la presenza di filoni magmatici terziari di natura basica che si sono intrusi entro le formazioni sedimentarie calcareo-dolomitiche del Mesozoico (Trias superiore, soprattutto).
Nella zona di contatto si sono prodotti, a luoghi, vistosi fenomeni metamorfici con formazione del tipico "marmo grigio perla", marmo che è stato ampiamente escavato e commercializzato nel passato (MORANDI N., PERNA G., 1970). Le varie cave di "grigio perla" hanno altresì fornito diversi minerali, anche rari, talora in eccellenti esemplari (BOSCARDIN M., GIRARDI A., VIOLATI TESCARI O.; BOSCARDIN M., DE ZEN L., ZORDAN A.,1989).
La segnalazione di filoni e di consistenti masse di rocce basiche entro i sedimenti calcareo dolomitici della Valle di Fonte, a nord di Calvene, risale al 1954 (MALARODA R., SCHIAVINATO G., 1954) ma nella zona non vennero mai eseguiti scavi per l'eventuale sfruttamento del "marmo grigio perla". Solo in tempi più recenti (circa una decina anni orsono) i lavori per l'ampliamento di una pista silvo-pastorale hanno messo in luce, nella parte altimetricamente più elevata dell'intrusione magmatica, modeste quantità di materiale nuovo e "fresco"; entro questo materiale sono stati rinvenuti i minerali più avanti descritti.

 

Località e giacitura

La località di ritrovamento è situata nel settore meridionale dell'Altopiano dei Sette Comuni in territorio di Calvene ed è compresa nella tavoletta I.G.M.I. 1:25.000 "Caltrano" F°37 III N.O. L'affioramento mineralizzato si raggiunge facilmente dalla strada asfaltata che collega Calvene con Monte Corno (nota località sciistica in comune di Lusiana), via Cavalletto.
In prossimità del rifugio Verdefonte ed esattamente in corrispondenza dell'ampia curva rivolta ad est e situata a ponente del Cimitero Militare Inglese di Monte Cavalletto, si stacca la citata pista silvo-pastorale la quale, attraversando il pascolo, si dirige pressoché in quota verso la testata della Valle di Fonte. Nei pressi della voragine "La Speluga" (segnata sulla tavoletta topografica la pista si congiunge con la mulattiera che, risalendo la valle, sbocca sulla carrozzabile proveniente da Bocchetta Granezza e diretta a Bocchetta Paù.
Il ritrovamento dei minerali descritti è stato effettuato, come detto, tra lo scarso materiale smosso nel corso dei lavori di sistemazione della pista e posto in prossimità dell'incrocio con la mulattiera. Qui, per una estensione di pochi metri, affiorano sia rocce nere basaltiche, sia rocce calcareo-dolomitiche biancastre riferibili al Norico (Trias superiore) evidentemente metamorfosate dall'azione termica esercitata dal materiale magmatico.

 

Minerali

I minerali, qui descritti in ordine alfabetico, sono stati identificati mediante spettroscopia infrarossa (I.R.) e/o a mezzo di diffrattometria X integrate da osservazioni ottiche al microscopio polarizzatore.
Formula e sistema cristallino come da FLEISCHER M., MANDARINO J.A., 1991.
Negli spettri I.R. (eseguiti con spettrofotometri: Perkin-Elmer 1710 FTIR all'1% in KBr o Beckman Acculab 2 in Nujol), i valori di assorbimento sono espressi in cm-1 ; intensità: F=forte; m=media; d=debole; fl=flesso.

 

Minerali della roccia magmatica

Analcime NaAlSi2O6.H2O-Cubico
Osservato in pochi esemplari sotto forma di cristalli di alcuni millimetri di diametro e in cui si riconosce appena l'abito icositetraedrico, ha colore biancastro per incipiente alterazione; è associata a natrolite e cabasite nella cavità della roccia. Lo spettro I.R. (eseguito in Nujol) mostra assorbimenti a 3600m; 3550m; 1630m; 1100fl; 1060F; 960F; 760fl; 730m; 630d.

Cabasite CaAl2Si4O12.6H2O-Trigonale.
Si presenta piuttosto raramente sotto forma di cristalli romboedrici, pseudocubici, semplici o anche complessi per compenetrazione, limpidi ed incolori. I cristalli, di dimensione variabile da 1 a 3 mm, si trovano in piccole cavità associati alle altre zeoliti e talvolta a calcite.
Lo spettro I.R. mostra gli assorbimenti tipici del minerale a 3460F; 1640m; 1130fl; 1025F; 700fl; 620m; 515 md; 465m; 430d; 420d.

Calcite CaCO3-Trigonale.
La calcite presente nella roccia magmatica è comune e forma piccoli cristalli di vario abito, ma anche incrostazioni di diverso tipo, all'interno delle cavità. Gli individui cristallini sono quasi sempre opachi perché ricoperti da leggere patine bianco-grigiastre.

Natrolite Na2Al2Si3O10.2H2O-Rombico.
È la zeolite più frequente e diffusa nella roccia dove riempie completamente molte delle cavità della stessa formando nuclei ad evidente struttura fibrosa, da incolori a trasparenti a bianchi, diafani oppure opachi. Assai raramente la parte esterna dei nuclei evidenzia le caratteristiche terminazioni "a tetto" dei tipici cristalli di questa specie.
Lo spettro I.R. mostra assorbimenti a: 3540m; 3400md; 3300md; 3220fl; 1635m; 1090mF; 1065mF; 1000fl; 975F; 960fl; 715fl; 680d; 625F; 600fl; 580d; 540d; 515m; 475m; 420F. I dati I.R. indicano trattarsi di una natrolite con probabili lievi interaccrescimenti di mesolite e/o scolecite.

Thomsonite NaCa2Al5Si5O20.6H2O-Rombico.
Anche questa specie si rinviene frequentemente presentandosi soprattutto in piccoli aggregati distintamente fibroso-raggiati di colore bianco neve accompagnati da calcite e da un minerale giallino o grigiastro, non distintamente cristallizzato, che esibisce uno spettro I.R. simile a quello della tobermorite. Assai più raramente la thomsonite si presenta in alcuni piccoli geodi sotto forma di cristallini millimetrici vitrei, bianchi ed opachi, talvolta compenetrati, dall'insolito abito piramidale pseudottaedrico. Essi assomigliano alla gismondina ma le ripetute indagini diffrattometriche anno confermato trattarsi sempre di thomsonite. Lo spettro I.R. della nostra thomsonite mostra gli assorbimenti caratteristici della specie: 3430F; 1680m; 1625m; 1060mF; 1000F; 960fl; 945fl; 665md; 630m; 590m; 535d; 460fl; 435m; 425d; 405d.
Sono in corso determinazioni analitiche per caratterizzare almeno altri due minerali di questa località, presenti nella roccia magmatica. Il primo, gia citato, presenta uno spettro I.R. simile a quello della torbemorite, il secondo si presenta in sottili lamelle esagonali di aspetto micaceo e colore bianco giallino, con i seguenti assorbimenti all'I.R.: 3450F; 1635m; 1415d; 1355m; 1015F; 885fl; 780m; 665m; 620d; 550fl; 530md, 450F; 420d.

 

Minerali della roccia metamorfosata

Artinite Mg2(CO3)(OH)2.3H2O-Monoclino.
Questo carbonato basico idrato di magnesio e decisamente raro in giacimenti che non siano direttamente legati a rocce serpentinose. La prima segnalazione italiana riferita ad una giacitura diversa è stata effettuata nelle cave di "marmo grigio perla" della Val d'Astico (Vicenza) (BOSCARDIN M., DE MICHELE V., 1968). In seguito, nello stesso ambiente giacimentologico, l'artinite è stata rinvenuta in pochissime altre località italiane, sempre comunque come rarità mineralogica. Assume pertanto rilevante interesse il ritrovamento qui descritto che, da una parte, conferma la presenza di questa specie nella zona superficiale di rocce dolomitiche metamorfosate e, dall'altra, la sua rarità in questa giacitura.
Il minerale è stato infatti rinvenuto una sola volta nelle venette di idromagnesite che occupano le fratture, prossime alla superficie, della roccia dolomitica metamorfosata bianca e cristallina. Precisamente, l'artinite è stata osservata entro una crosta di qualche millimetro di spessore costituita in massima parte da idromagnesite. L'artinite si presenta in nitidi cristalli aciculari sericei, bianchi od incolori, spesso raggiati o divergenti, con dimensioni fino a 5 mm, depositati invariabilmente sopra l'idromagnesite e spesso intimamente commisti in essa.
Lo spettro I.R. (in Nujol) presenta i seguenti assorbimenti, tutti in buon accordo con quanto riportato da SUHNER B., (1986): 3600F; 3000F (larga); 1590mF; 1450mF; 1360mF; 1320d; 1090m; 930m; 880fl; 760m; 715d; 690d; 660m.

Brucite Mg(OH)2-Trigonale.
È complessivamente abbastanza rara; forma sottili vene o spalmature costituite da lamine o squame bianche di aspetto micaceo e con la caratteristica lucentezza madreperlacea; sembra qui mancare il tipico colore azzurro verdolino che così spesso caratterizza la brucite delle ex cave di "marmo grigio perla” dell'alto Vicentino.
Le superfici esposte da tempo agli agenti atmosferici, risultano carbonatate. I caratteri ottici sono comunque quelli tipici della specie.

Idromagnesite Mg5(CO3)4(OH)2.4H2O-Monoclino.
Decisamente più frequente dell'artinite, è molto comune anche nella località qui descritta. Forma concrezioni, incrostazioni o spalmature nelle superfici della roccia ma anche sottili venette all'interno delle quali si osservano spesso aggregati raggiati costituiti da singoli individui microcristallini lamellari, caratterizzati dalla tipica terminazione a freccia. I singoli individui sono incolori, vitrei e trasparenti mentre gli aggregati sono generalmente bianchi con aspetto talvolta madreperlaceo ma più spesso farinoso.
Lo spettro I.R. (Nujol) mostra assorbimenti a: 3690fl; 3640mF; 3510mF; 3440mF; 1640mF; 1470mF; 1415mF; 1110md; 1100fl; 1030md; 940-920md (larga); 875m; 840m; 780mF; 730d; 705d.
Nel complesso lo spettro I.R. è in buon accordo con quanto riportato da SUHNER B., (1986) (spettro in KBr). Lievi differenze sono tuttavia rappresentate dalla presenza, nel campione della Valle di Fonte da noi esaminato, dei deboli assorbimenti a 3690, 1030 e 940-920. In particolare gli assorbimenti a 1030 e 940-920 sembrano essere caratteristici e distintivi per la dypingite, un rarissimo carbonato basico idrato di magnesio assai simile all'idromagnesite e avente formula Mg5(CO3)4(OH)2.5H2O (RAADE G., 1970).
Non è pertanto da escludere che quest'ultima rara specie sia effettivamente presente anche nella località da noi descritta. Sono in corso ulteriori indagini per verificare questa ipotesi.

Esemplari dei minerali giù significativi in questa località sono stati depositati presso il Museo Civico "G. Zannato" di Montecchio Maggiore (Vicenza) e catalogati con i numeri: MCZ1107 (cabasite con natrolite ed analcime); MCZ1108 (thomsonite); MCZ1109 (artinite con idromagnesite).

Matteo Boscardin

 

Autori citati

BOSCARDIN M., DE MICHELE V., 1968 - Brucite, idromagnesite ed artinite della Val d'Astico (Vicenza). Atti Soc. Ital. Scienze Natur. e Museo Civico Storia Natur. Milano, Milano 107, p. 135-146. BOSCARDIN M., DE ZEN L., ZORDAN A., 1989 – I minerali della Val Leogra e della Val d'Astico nel Vicentino . Grafiche B.M. Marcolin, Schio.
FLEISCHER M., MANDARINO J .A., 1991 - Glossary of Mineral Species 1991. The Mineralogical Record Inc., Tucson.
MALARODA R, SCHIAVINATO G., 1954 - Nuovi filoni e masse di rocce basiche dell'Altopiano dei Sette Comuni. C.N.R. Centro Studi di Petrografia e Geologia, Università di Padova, Padova.
MORANDI N., PERNA G. 1970 - Il marmo grigio perla (marmo a brucite) nelle province di Trento, Vicenza e Verona. Industria Mineraria, serie II anno XXI, fasc. 3 pp. 135-150 e fasc. 8 pp. 237-256.
RAADE G., 1970 - Dypingite, a new hydros basic carbonate of magnesium from Norway. American Mineralogist, 55, pp. 1457-1465.
SHUNER B., 1986 - Infrarot-Spektren von Mineralien. Band 1, Basel.

Per gentile concessione dell'Autore. L'articolo è stato pubblicato nel 1995 sulla rivista "Studi e Ricerche" edita dall'Associazione Amici Museo Civico "G. Zannato" di Montecchio Maggiore (Vicenza).

16 - OTTOBRE 1997