I cicloni e le perturbazioni
Le masse d’aria
La massa d’aria è una porzione di atmosfera abbastanza grande con caratteristiche ben definite di temperatura e umidità. Si forma generalmente nelle zone anticicloniche, dove l’aria tende a ristagnare e ha il tempo di acquisire caratteristiche uniformi proprie della zona e si sposta verso le aree cicloniche.
Si possono distinguere, in base alla zona d’origine, tre tipi di masse d’aria, a loro volta ulteriormente suddivise in base all’ambiente. Abbiamo perciò:
- massa d’aria artica marittima: si forma nei mesi invernali al di sopra dell’Islanda ed è perciò freddissima; quando scende alle nostre latitudini diventa instabile provocando venti forti, piogge intense e nevicate;
- massa d’aria artica continentale: molto fredda, si origina oltre la penisola scandinava e quando raggiunge l’Italia porta scarse precipitazioni;
- massa d’aria polare marittima: si forma in tutte le stagioni nell’Atlantico a ovest della Gran Bretagna; è costituita da aria fredda che porta vento di maestrale e improvvisi temporali estivi;
- massa d’aria polare continentale: aria fredda che si forma prevalentemente d’inverno nella zona russa ed entra nell’Adriatico da nordest con scarse precipitazioni;
- massa d’aria tropicale marittima: aria calda e stabile che origina nell’anticiclone delle Azzorre nel periodo estivo portando piogge deboli o moderate;
- massa d’aria tropicale continentale: aria calda e stabile che passando sul Mediterraneo a partire dall’Africa settentrionale o dall’Asia anteriore si arricchisce di umidità portando piogge intense.

I fronti
Quando due masse d’aria vengono a contatto tendono a mantenersi separate e la superficie di contatto è chiamata superficie frontale. Il fronte è la linea d’intersezione tra la superficie frontale e il suolo. L’aria fredda tende a rimanere ancorata al suolo, mentre quella calda risale verso l’alto.
I fronti permanenti sono quelli polari a 60° N e S e quelli equatoriali, che si formano nella zona convergenza intertropicale. In realtà, i fronti equatoriali non sono veri fronti permanenti, perché la differenza tra le due masse d’aria è minima, ma se si spostano verso le zone temperate diventano superfici frontali effettive e possono contribuire alla formazione degli uragani. I fronti temporanei sono di breve durata e se le masse d’aria non si muovono o scorrono in senso opposto parallelamente abbiamo il fronte stazionario oppure, in basa al movimento di convergenza di una massa rispetto all’altra possiamo avere fronti caldi, freddi, occlusi.



Fronte caldo
Si ha un fronte caldo quando una massa d’aria calda converge verso una massa d’aria più fredda andandone ad occupare progressivamente lo spazio.
Il fronte si rappresenta con una linea sul cui lato dell’aria più fredda ci sono dei semicerchi ripetuti.
Essendo più leggera, l’aria calda sale lungo il piano inclinato dell’aria fredda, si raffredda per espansione e condensa formando nuvole stratiformi apportatrici di piogge leggere o moderate e persistenti che si estendono su ampie zone. Se l’aria calda è però instabile si formano nubi cumuliformi con piogge intense o rovesci. Dopo le precipitazioni la temperatura aumenta e i venti ruotano in senso antiorario.
Fronte freddo
Un fronte freddo si ha quando una massa d’aria fredda avanza verso una massa d’aria calda. Il fronte è rappresentato da una linea con triangoli con la punta rivolta verso l’aria più calda.
La massa fredda, più pesante, nel suo avanzare costringe l’aria calda a risalire lungo la superficie frontale curva, dove si raffredda e condensa formando nubi cumuliformi con piogge intense ma di breve durata e su zone più limitate, essendo la superficie abbastanza verticale. Passato il fronte, la temperatura diminuisce e i venti ruotano in senso antiorario.
Fronte occluso
Poiché il fronte freddo è più veloce di quello caldo, alla fine lo raggiunge e l’aria galleggia sopra le due masse fredde portando precipitazioni. In questo caso di ha il fronte occluso. L’occlusione può essere fredda o calda a seconda che l’aria fredda che sopraggiunge ha una temperatura più bassa o più alta di quella che va a sostituire.
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