Ancora su Dunarobba
Interessati dall'argomento trattato dal Socio A. Trentin nella riunione del 4 marzo e trovandoci in vacanza con altri amici appassionati paleontologi nei pressi di Orvieto, non abbiamo perso l'occasione di andare a visitare la foresta fossile di Dunarobba.
Raggiungere il paese è abbastanza facile ma non altrettanto dicasi per la foresta data la mancanza assoluta di indicazioni. Comunque si. incontra sempre qualche persona gentile pronta ad indicarti la strada giusta.
Ad un chilometro circa da Dunarobba, in prossimità di una fabbrica di laterizi. sulla destra c'è un ampio piazzale nel quale possono parcheggiare anche i pullman. Non si trovano bar né altri locali di ristoro o le classiche bancarelle di souvenirs e perciò onde evitare il disagio della sete è opportuno procurarsi prima una scorta d'acqua.
Dal piazzale si prende una stradina non asfaltata il cui accesso in auto non sarebbe però consentito agli estranei.
Appena superato un laghetto sulla destra della strada che sale fino ad una villa, sulla sinistra, in prossimità di una quercia, si trova la zona degli scavi con i soliti cartelli di rito. sui vari divieti. Nessuno di questi indica la foresta ma salendo lungo il sentiero la possiamo finalmente vedere.
Nel caso in sui si arrivi con qualche mezzo fino e questo punto, si deve lasciare il veicolo lungo la strada ma in modo da non intralciare il passaggio. Se si va in comitiva è necessario lasciare le automobili nel piazzale sulla strada principale.
Ancora un po' di strada e piedi e si raggiunge la meta. Subito colpisce la notevole dimensione (il diametro è di circa un metro e mezzo e l'altezza di alcuni esemplari raggiunge quasi gli otto metri) e soprattutto la particolare posizione e il modo di conservazione questi alberi che non dimostrano certo la loro reale età.
E' incredibile pensare che un luogo tanto arido e assolato potesse essere stato un milione e mezzo di anni fa una zona paludosa ricca di vegetazione dove potevano crescere questi maestosi alberi probabilmente del genere Taxodium.
Non si tratta di una foresta pietrificata come si potrebbe pensare, ma di una particolare forma di fossilizzazione dovuta alle caratteristiche di impermeabilità delle argille inglobanti che hanno conservato la struttura legnosa originaria.
Due di questi alberi sono parzialmente celati da un'impalcatura in legno la cui funzione non ci è nota.
Secchi tronchi rimangono e testimoniare un passato rigoglioso, ma per quanto tempo potremo ancora osservare questi frammenti di epoche trascorse?
Non è presente alcuna barriera per impedire l'ingresso indiscriminato alla foresta. I tronchi non hanno alcuna protezione contro gli effetti degli agenti atmosferici che lentamente ma inesorabilmente disgregano e asportano pezzi. Inoltre nessuno resiste alla tentazione di portare a casa qualche pezzo più o meno piccolo come souvenir. Qualcuno, non limitandosi a raccogliere frammenti sparsi sul terreno, con vero e proprio atto vandalico, stacca pezzi direttamente dal tronco e qualcun altro vi ha addirittura appiccato il fuoco provocando gravi danni.
Diversi gruppi ed associazioni hanno più volte sollecitato le Autorità competenti al fine di intervenire per proteggere tali reperti e l'area interessata nonché provvedere all'eventuale recupero di altri resti ancora nascosti nell'argilla.
Accaldati e assetati ma pienamente soddisfatti, anche se un po' amareggiati per le deprecabili condizioni di questo eccezionale ritrovamento, abbiamo proseguito il nostro giro verso Montecastrilli.
Maria Concetta D'Agnone e Giordano Balia
3 - NOVEMBRE 1988
